Spopolamento Montano: cause ed effetti/Entvölkerung im Berggebiet: Ursachen und Auswirkungen,
coedito da parte di Rete Montagna, Fondazione G. Angelini, Universität Innsbruck, a cura di Mauro Varotto e Roland Psenner, in collaborazione con E. Cason, E. Gaertner, Ch. Smekal.

INTRODUZIONE :

I ruderi in pietra fagocitati dalla vegetazione nell'immagine di copertina di questo volume non suscitano sensazioni di serenità e bellezza, ma piuttosto il disagio di un'assenza: è dalla presa di coscienza (solo apparentemente scontata) che questa assenza e l'attuale spopolamento delle montagne costituisce un «problema» che questo volume intende partire, raccogliendo gli interventi e le comunicazioni presentati nelle due fasi di studio di Belluno (Palazzo Crepadona, 13 ottobre 2001) e di Innsbruck (Claudiana, 14-16 novembre 2002) promosse e organizzate grazie alla collaborazione tra Rete Montagna-Alpine Network, Fondazione Giovanni Angelini e Università di Innsbruck in occasione del 2002 Anno internazionale delle Montagne.

Il tema unitario dei due Convegni – Spopolamento montano: cause ed effetti – è senza dubbio tra i più studiati e dibattuti da geografi, storici, demografi, economisti nel corso dell'ultimo secolo. Eppure non si può non nascondere un certo senso di sconfitta di fronte alle immagini di interi settori montani che – soprattutto nel versante italiano – continuano a subire quasi ineluttabilmente da oltre 100 anni emorragie di abitanti, di risorse economiche e in termini più ampi la perdita di un immenso patrimonio ambientale e culturale.

Di fronte ad un fenomeno così diluito nel tempo ed esteso nello spazio, ma soprattutto così variegato nelle sue numerose sfaccettature, è mancata in passato e manca forse tuttora una chiara consapevolezza dei suoi numerosi risvolti problematici, cosicché l’attenzione fattiva per farvi fronte troppo spesso ha lasciato il posto a vuota retorica o ad un susseguirsi di interventi parziali, dettati ora da interessi politici, ora da mere logiche economiche, ora da intenti ecologici, ma raramente frutto di un disegno integrato e di un’azione corale mirata a favorire lo sviluppo e insieme la tutela di un ambiente e dei suoi attori, nel rispetto della storia e cultura delle popolazioni alpine.
L'intento di questo volume è quello di offrire prima di tutto una indicazione di metodo, rifuggendo dagli specialismi per delineare un quadro il più possibile ampio del fenomeno dal punto di vista territoriale e la complessità di cause ed effetti connessi, al fine di orientare le politiche d’intervento in maniera più concertata di quanto sia avvenuto nel passato.
Sono complessivamente 30 i contributi (11 in lingua tedesca e 19 in lingua italiana, tutti comunque corredati da breve riassunto in italiano e tedesco) presentati nelle due fasi del Convegno, suddivisi in quattro parti tematicamente distinte, rispettivamente incentrate sugli aspetti storici, territoriali, ambientali e politico-culturali connessi al fenomeno dello spopolamento montano.

Nella Prima Parte (Movimenti di popolazione nelle Alpi: prospettive storiche) le dinamiche dello spopolamento attuale vengono inquadrate all’interno della più ampia prospettiva storica dei movimenti di popolazione nelle Alpi, con particolare attenzione alle differenze qualitative che il fenomeno ha assunto nelle varie epoche (LUIGI ZANZI), all’importante eredità lasciata da movimenti di popolazione di matrice culturale diversa nella toponomastica alpina (ISOLDE HAUSNER, HEINZ DIETER POHL), alle diverse fasi in cui il fenomeno si è sviluppato a partire dall’età moderna in alcune aree significative (HUGO PENZ per il Trentino-Tirolo, AUGUSTA VITTORIA CERUTTI per la Valle d’Aosta).

La Seconda Parte (Le tendenze attuali: Spopolamento, dinamiche territoriali ed economiche) fornisce il quadro recente del fenomeno e le trasformazioni sociali, economiche e territoriali ad esso correlate, con particolare attenzione al settore alpino austriaco e italiano (e bellunese in particolare): i primi interventi delineano le dinamiche recenti di spopolamento e i loro effetti territoriali (MAURO VAROTTO e MARTIN SEGER rispettivamente per le Alpi italiane ed austriache, DIEGO CASON e PIER M. GAFFARINI per il Bellunese, NICOLA FARINA per le Alpi liguri). I contributi che seguono si configurano come momenti di descrizione e interpretazione dei nuovi assetti strutturali e distributivi dei movimenti di popolazione all'interno delle Alpi, in particolare delle dinamiche di urbanizzazione-periurbanizzazione che vedono ancora una volta l'arco alpino come spazio aperto, agganciato alle dinamiche delle vicine pianure (EUGENIO TURRI e LUIGI GAIDO). I complessi nessi di causa-effetto che legano dinamiche demografiche e assetti socioeconomici vengono messi in luce per l’area svizzera ed austriaca dai lavori di CHRISTIAN SMEKAL, CHRISTIAN FLURY, GUNTHER LEHAR e HARALD PECHLANER, nei quali si tenta di fornire delle risposte agli interrogativi sulle prospettive future dello spazio economico alpino. Chiude questa panoramica un progetto puntuale e concreto di recupero e valorizzazione di edifici e manufatti abbandonati in Val di Zoldo (SARA ZANDANEL).

Nella Terza Parte (Le tendenze attuali: Spopolamento, dinamiche ambientali e fattori di rischio) l’attenzione si sposta sulle conseguenze ambientali e sui fattori di rischio che l'estremizzazione delle dinamiche di concentrazione-abbandono innescano nel territorio montano: JOHANN STOTTER e MARGRET KEILER sottolineano l’importanza del fattore-uomo nella sicurezza dello spazio vitale alpino; SANDRO SILVANO evidenzia l’urgenza di una più attenta mappatura delle aree a rischio, soprattutto in momenti di forte redistribuzione demografica come quello attuale; FRIEDRICH SCHOBERL passa in rassegna i diversi criteri di intervento adottati nella regolazione dei corsi d’acqua alpini, mentre PAOLO MARTINI e MARCO RAMPAZZO mettono in guardia dai rischi che la concentrazione industriale e periurbana nei fondivalle (Longarone e Pieve d'Alpago) può innescare in termini di crescente rischio idraulico.

La Quarta Parte (Guardando al futuro: proposte e prospettive per la popolazione alpina) è dedicata agli aspetti propositivi emersi dalla Tavola Rotonda e dal dibattito conclusivo sul tema: «Leggi speciali per la montagna nella Unione Europea?». Le proposte da più parti avanzate rivendicano tutte la necessità di dare maggior peso e giusto riconoscimento a chi vive e lavora in montagna: in questo senso un ruolo senz'altro importante rivestono la ricerca scientifica di Istituti espressamente dedicati alla Montagna, chiamati a fornire il necessario presupposto conoscitivo all’azione politica (LOREDANA ALFARÈ), la promozione di strumenti di qualità nell’istruzione e formazione della popolazione alpina (MARIA GIACIN) e il ruolo di promozione e tutela non più limitato a rifugi e sentieri svolto dai club alpini nazionali (MILAN NAPRUDNIK). Ma è soprattutto dal mondo politico che si attende – fuori da ogni retorica – una risposta concreta e una maggiore considerazione del ruolo centrale della popolazione alpina nel garantire specificità ambientali e culturali dei territori montani europei: gli interventi di GIANCLAUDIO BRESSA, LUCIANO CAVERI, MAURIZIO FISTAROL, HANNES GSCHWENTNER, OSCAR DE BONA sembrano convergere tutti verso questo obiettivo, ovvero ridare potere decisionale e autonomia finanziaria alle aree montane e alle genti di montagna, troppo spesso e troppo a lungo trascurate dai poteri forti degli Stati europei.

Attenzione politica e autonomia finanziaria sono condizioni necessarie, ma non sufficienti a garantire di per sé percorsi di sostenibilità a garanzia delle valenze ambientali e culturali delle aree montane. Serve allora una «bussola» che orienti gli interventi in maniera attenta e lungimirante: in tal senso ruolo centrale è chiamata ad assumere la Convenzione delle Alpi e la stesura del Protocollo Popolazione e Cultura, il cui percorso di elaborazione sofferto e difficoltoso descritto da HANS HAID e SILVIA GIULIETTI testimonia al tempo stesso il ruolo strategico del tema e il convergere su di esso di interessi e visioni spesso conflittuali: qui il volume si chiude perché da qui è necessario partire.

Le Conclusioni a cura di ESTER CASON e CHRISTIAN SMEKAL riprendono gli spunti più interessanti emersi dagli interventi e dal dibattito ad essi seguito, aiutando a trovare un filo conduttore comune tra le numerose problematiche sollevate: da esse scaturisce l'invito pressante ad intervenire in maniera integrata, evitando soluzioni semplicistiche o approcci mutilanti e prestando costante attenzione a chi, in maniera contestuale e adattativa, ha saputo abitare la montagna.


Mauro Varotto
Università di Padova

Roland Psenner
Università di Innsbruck